
Gli allevamenti sono dei veri e propri lager che impediscono agli animali il soddisfacimento dei loro più fondamentali bisogni, che al contrario di quanto viene propagandato sono quasi gli stessi dei loro antenati selvatici in quanto le caratteristiche di una specie non cambiano certo in pochi decenni di allevamento intensivo.
Nei capannoni industriali, per evidenti motivi economici, lo spazio è talmente ristretto che nella maggior parte dei casi gli animali non possono neppure girarsi su sé stessi. La loro sofferenza è irrilevante perché sono considerati beni di consumo la cui unica importanza è data dal valore economico della loro carne, latte, uova, ecc.
In Italia, i bovini da carne e da latte che hanno accesso ai prati sono poche centinaia di migliaia.
In molte stalle tradizionali le mucche sono legate perennemente alla catena. Le strutture industriali tengono le bovine lattifere a stabulazione "libera": possono cioé muoversi i all'interno della stalla, strutturata con una corsia centrale e delle cuccette da riposo - in tutto qualche metro quadrato pro capite a disposizione - e dotata di aperture per la circolazione dell'aria.
Le mucche da latte sono selezionate geneticamente per produrre quanto più latte possibile.
Dall'età di circa due anni vengono inseminate artificialmente e trascorrono in gravidanza nove mesi ogni anno. Poco dopo la nascita i vitelli sono tolti alle madri perché non ne bevano il latte, le madri invece vengono munte per mesi e producono una quantità di latte pari a 10 volte quella che sarebbe stata necessaria per nutrire il vitello.
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Affinché siano efficienti macchine da latte, le mucche sono superalimentate per poter produrre fino a 40 litri di latte al giorno. Hanno enormi mammelle, gonfie e pesanti spesso soggette a mastiti che richiedono massicce quantità di farmaci.
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A circa 6 o 7 anni d'età, ormai esauste e sfruttate al massimo, vengono macellate.
Quando una mucca da latte diminuisce la produzione di latte e la capacità di riproduzione, viene giudicata non più redditizia e quindi avviata al macello.
Le mucche da latte sono difficoltose da trasportare, perché spesso sono tanto debilitate o sofferenti da non riuscire a deambulare.
Già al momento delle operazioni di carico numerose mucche non sono più in grado di camminare.
Tante di loro non riescono ad alzarsi e rimangono accasciate: sono le "mucche a terra".
Fino al gennaio 2005, per ottenere la carne bianca preferita dai consumatori, i vitelli dovevano essere immobili, seguire un'alimentazione carente di ferro e detenuti in gabbie (60 x 160) dove, legati ad una catena di 30 cm, non potevano muoversi e toelettarsi.
Attualmente la normativa ha mitigato minimamente queste condizioni assurde: la larghezza minima delle gabbie non deve essere inferiore agli 81 cm (quindi i vitelli possono coricarsi), gli animali possono essere rinchiusi in box che ospitano più di un vitello (ognuno deve avere uno spazio di almeno 1,5 metri quadrati), l'alimentazione deve essere integrata con paglia o fieno, o comunque con sostanze fibrose.
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I maiali da piccoli vengono castrati (senza anestesia) perché altrimenti, da adulti, la loro carne assumerebbe un sapore troppo forte. Inoltre viene tagliata loro la coda e vengono limati i denti: infatti lo stress degli allevamenti intensivi fa impazzire gli animali, che hanno comportamenti psicotici aggressivi e senza questi "accorgimenti" si morderebbero reciprocamente.
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Alle galline ovaiole viene tagliata una parte del becco per evitare che lo stress le induca a beccarsi a morte.
Vengono ammassate all'inverosimile una sull'altra dentro a gabbie anguste: nello spazio di una pagina di quotidiano devono vivere quattro animali adulti.
Le loro ali si atrofizzano a causa dell'immobilità forzata, mentre le loro zampe crescono deformi a causa del contatto con la griglia di ferro della pavimentazione.
Nei capannoni si utilizzano ventilazione e luce forzata per aumentare la produzione. Una tortura per gli animali, privati dei loro bisogni elementari: muoversi, razzolare, covare, fare bagni di terra.
Già l'allevamento a terra, in cui gli animali possono muoversi dentro a grandi capannoni attrezzati con abbeveratoi,mangiatoie, nidi per la deposizione delle uova e talvolta trespoli, e' un'alternativa meno crudele rispetto all'allevamento in batteria, che dal 1° gennaio 2012 sarà finalmente vietato. Questa scadenza tuttavia rischia di essere rinviata.
I polli e tacchini da carne si allevano in grandi capannoni in grado di contenere decine di migliaia di animali.
Nonostante l'ampiezza delle strutture, lo spazio utile per ogni pollo è inferiore al volume di una scatola da scarpe.
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Il sovraffollamento impedisce ai polli di adottare i comportamenti normali della specie (razzolare, beccare per terra) e li costringe a restare immobili appollaiati sui propri escrementi.
La durata della loro vita è di appena 40 giorni.
La situazione favorisce l'insorgere di molti problemi medici, tra cui zoppie e forti problemi agli arti, malattie cutanee e infezioni varie, stress da caldo, frequente e a volte mortale nei mesi caldi.
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Per questo nell'allevamento dei polli si ricorre largamente all'utilizzo di farmaci antibiotici, che vengono somministrati collettivamente ad animali sani e malati attraverso l'acqua ed il cibo e che possono restare come residui nelle carni.
E' estesamente documentato come l'ampio uso di antibiotici nella zootecnia abbia determinato nell'uomo fenomeni di antibiotico-resistenza, rendendo così inefficaci le terapie antibiotiche sulle persone.
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Le oche e anatre allevate per la produzione del paté di foie gras (fegato grasso) vengono sottoposte a vere e proprie torture.
Allo scopo di far gonfiare al massimo il loro fegato, questi volatili vengono ingozzati per un periodo tra le 2 alle 4 settimane.
Dalle 3 alle 8 volte al giorno, con un tubo metallico viene inserita direttamente nel gozzo degli animali una palla di mais cotto e salato del peso di circa 400/500 grammi (come se una persona del peso di 80 Kg fosse costretta a mangiare 20 Kg di spaghetti al giorno).
Le oche e le anatre destinate alla produzione di foie gras vivono in gabbie di rete metallica delle dimensioni di 25 x 15 centimetri. Non possono muoversi, né soddisfare le più elementari esigenze naturali.
Ingrassando non riescono più neanche ad infilare la testa attraverso la rete e ciò le costringe a vivere sempre curve.
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Nel caso degli allevamenti in "parchi collettivi" - da 15 a 20 animali in circa 3mq - si rimedia all'aggressività dovuta allo stress ed alla paura con lo sbeccamento ed il taglio delle unghie all'età di 2 settimane. Il becco é il principale organo di senso di questi animali e la sua mutilazione provoca dolori costanti.

In tutto il mondo ogni anno si allevano oltre 60 miliardi di animali la maggior parte dei quali subisce un lungo trasporto per essere condotta sul luogo della macellazione. Questi viaggi inutili durano anche settimane e lo spaventoso movimento di animali vivi e' tale che ogni giorno ci sono più animali in viaggio che persone.
Gli animali sono stipati all'inverosimile in camion che percorrono centinaia di chilometri, spesso senza soste per consentire loro di bere o mangiare, sotto il sole cocente dei pomeriggi estivi o nel gelo delle notti invernali.
Nel camion, se un animale cade, spesso non riesce a rialzarsi, viene calpestato e ferito. All'arrivo, mentre tutti gli animali vengono spinti verso il mattatoio, quelli feriti rimangono sofferenti sul veicolo per poi essere agganciati e trascinati fuori.
Il più cospicuo commercio di animali su lunga distanza dell'Europa vede circa 2 milioni di suini - che sopportano un tragitto lungo fino a 2000 km - esportati dai Paesi Bassi verso l'Italia.
L'Italia importa oltre un milione e mezzo di bovini, più di 80 mila cavalli dalla Spagna e dai Paesi dell'est e un milione e mezzo di ovini. A questi sono da aggiungere gli animali allevati nel nostro Paese e costretti a viaggiare, talvolta per molte ore dai luoghi di allevamento a quelli di macellazione.
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Le norme comunitarie rimangono ancora ampiamente insufficienti a evitare le sofferenze degli animali durante il trasporto. A questa inadeguatezza si aggiunge una sistematica carenza nella loro applicazione, dovuta alla carenza di controlli, con il risultato che la maggior parte degli animali subisce condizioni di sovraffollamento, stress da temperatura, paura, sete, fame, dolore e ferite.
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Tutto questo avviene nonostante oggi sia possibile il più economico trasporto di carni refrigerate e quindi la macellazione degli animali nelle vicinanze dei luoghi di allevamento, evitando i lunghi trasporti.
La normativa italiana ed europea afferma che gli animali malati o feriti che non sono in grado di deambulare autonomamente non sono idonei al trasporto e quindi è vietato il loro spostamento.
Per loro la legge prevede la macellazione nell'allevamento d'origine o l'abbattimento sul posto e quindi la termodistruzione.
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Per legge, in fase di carico (e scarico) gli animali non devono essere mai mantenuti in sospensione con mezzi meccanici, sollevati o tirati per la testa, le corna, le zampe, la coda o il vello.
La legge viene però contravvenuta spesso, specialmente per le "mucche a terra", le mucche da latte a fine carriera produttiva, che avendo difficoltà a muoversi vengono trascinate per le zampe, spinte sul camion con mezzi meccanici come pale di trattori, sollevate con verricelli e scaricate dopo averle imbracate sommariamente.
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Ogni anno migliaia di pecore partono dall'Australia, che è il terzo produttore mondiale di carne di pecora, per essere macellate in Medio Oriente.
Si tratta di un viaggio interminabile. Il trasporto dalle fattorie di allevamento fino alle destinazioni finali provoca alle pecore, abituate a vivere in spazi amplissimi e non antropizzati, un enorme stress: esse sono sottoposte a privazione di acqua e cibo, violenze fisiche, eccessiva densità di carico, escursioni climatiche repentine.
Prima c'è il trasferimento dalle fattorie ai porti di partenza, che può durare anche più di un giorno.
Seguono le operazioni di imbarco che possono durare anche 5 giorni: il carico di circa 100 mila pecore su una nave rende praticamente impossibile assicurare il rispetto degli standard di benessere, e tali operazione risultano un vero strazio per gli animali.
Il viaggio nelle stive delle navi può durare anche 25 giorni e avviene in condizioni di sovraffollamento e sporcizia estrema.
La situazione non migliora ai porti di arrivo, dove altri numerosi animali muoiono a causa dei metodi di movimentazione utilizzati o dei lunghi tempi di attesa prima del trasferimento verso i mattatoi di destinazione.
Ogni anno l'Italia importa circa 80.000 cavalli destinati alla macellazione: l'84% dei cavali trasportati nell'Unione Europea.
Di questi oltre 10.000 provengono dalla Spagna. Un viaggio che può durare oltre 40 ore.
Gli animali percorrono distanze estenuanti, attraversando diverse condizioni climatiche, geografiche e stradali.
Stress termico: i frequenti cambiamenti climatici a cui sono sottoposti durante il viaggio provocano gravi conseguenze alla loro salute.
Nessuna sosta: alcune investigazioni hanno documentato percorsi persino di 56 ore senza nessuna sosta, cibo e acqua, in violazione delle norme sulla protezione degli animali durante il trasporto.
Densità di carico: il numero di cavalli trasportati supera quasi sempre la capacità di carico del mezzo. I cavalli viaggiano gli uni sugli altri. Tendono a cadere e a essere schiacciati dagli altri. La privazione di cibo e acqua aggrava le loro condizioni.

Gli animali destinati all'alimentazione umana possono essere macellati dopo preventivo stordimento oppure senza preventivo stordimento.
Lo stordimento preventivo è volto a diminuire la sofferenza dell'animale, ma la sua reale efficacia dipende dalla competenza, dal tempo a disposizione e dalla strumentazione utilizzata dagli addetti.
Oltre alla tecnica di uccisione bisogna considerare anche la sofferenza causata dal metodo di contenimento utilizzato.
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Ogni macellaio deve uccidere decine, centinaia di animali ogni giorno: noia, stanchezza e disattenzione causano errori e altra sofferenza per gli animali.
I bovini, prima di essere dissanguati mediante taglio della giugulare e di essere eviscerati, vengono "storditi" con una pistola a "proiettile captivo", che viene sparato nella scatola cranica degli animali provocando, in teoria, l'incoscienza.
Questo metodo di stordimento talvolta non riesce a rendere incosciente l'animale, che viene letteralmente smembrato da vivo.
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Per i suini il momento del macello è particolarmente penoso, perché il numero delle uccisioni è altissimo, anche 1000 animali in una mattinata.
In queste situazioni lo stordimento molte volte non viene ben applicato e quindi gli animali vengono sgozzati, e poi gettati nelle vasche d'acqua bollente ancora coscienti.
La macellazione senza stordimento è permessa per legge nel nostro Paese per motivi rituali (Islam ed ebraismo)
oppure per consumo familiare (volatili e conigli).
La legge islamica prescrive una serie di regole da seguire per rendere la carne commestibile agli adepti di quella religione. Anche i precetti ebraici per ottenere della carne Kosher non accettano lo stordimento preventivo. Il procedimento è di fatto identico.
I punti più importanti e scandalosi in termini di benessere degli animali sono i seguenti:
- gli animali devono essere coscienti al momento dell'uccisione;
- l'uccisione deve avvenire tramite recisione di trachea ed esofago e la colonna vertebrale non deve essere spezzata perché durante questo procedimento la testa dell'animale non si deve staccare.

Il 38% dei pesci e dei molluschi immessi annualmente sul mercato proviene da allevamenti ittici.
Le strutture di allevamento sono vasche di cemento interrate o gabbie e recinti posizionati in mare ("maricoltura").
Gli animali sono ammassati in spazi ristretti e nutriti con alimenti artificiali, ricchissimi di grassi, per favorirne l'aumento rapido di dimensioni.
Nelle vasche delle aziende ittiche la densità arriva fino a 7 tonnellate di pesce ogni 50 mq. Negli allevamenti di trote 400 individui si dividono 1 metro cubo d'acqua.
Per ucciderli si ricorre a un campionario di tecniche violente e certo non indolori.
A volte arrivano a volte vivi nei luoghi di vendita o esposizione, e lì subiscono spesso ulteriori maltrattamenti come lo sventramento e l'esposizione sul ghiaccio.
I crostacei, come le aragoste, vengono cucinati ancora vivi.
I pesci e i crostacei spesso non sono nemmeno considerati animali, occupano un gradino infimo nella scala dell'umana compassione.
Anche i crostacei e i pesci hanno però un sistema nervoso che trasmette loro dolore e sofferenza.
Molti di loro hanno sistemi nervosi anche complessi, alcuni, come il polpo, sono particolarmente intelligenti e capaci di compire attività elaborate.
Probabilmente perché non gridano e non disturbano la sensibilità delle persone, la loro sofferenza è ancor più ignorata.
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