Fonte:   LAV - Campagne
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Ogni anno in Italia si massacrano per divertimento circa 100 milioni di animali. A loro vanno aggiunti anche numerosi morti e feriti accidentali anche tra gli esseri umani.
Responsabile di questa mattanza è una piccola minoranza composta da circa l'1% della popolazione, forte degli interessi economici ed elettorali che ruotano intorno alla pratica della caccia.
Nel corso degli ultimi 20 anni il numero di cacciatori si è dimezzato tuttavia il loro impatto è ancora altissimo.

In base alla legge n. 157 del 1992, nel nostro Paese:

  • è permessa la caccia a ben 49 specie fra uccelli e mammiferi
  • la stagione venatoria dura 5 mesi, ma si può sparare per tutto l'anno col pretesto degli abbattimenti selettivi e del controllo della fauna "in sovrannumero"
  • i cacciatori possono invadere i fondi privati contro la volontà del proprietario
  • è autorizzata l'uccisione di animali - prima allevati e poi liberati con ripopolamenti - nelle Aziende faunistico-venatorie (versione moderna delle riserve di caccia)
  • il 70% del territorio di ogni regione è obbligatoriamente destinato alla caccia
  • è consentita la strage di cuccioli o di femmine che covano
  • non c'è alcun limite fisso agli animali che ogni anno possono essere uccisi.

  

Le sanzioni previste per le trasgressioni alla legge sono irrisorie e non contrastano in nessun modo il bracconaggio che è una delle principali cause della diminuzione o dell'estinzione di alcune specie selvatiche, con un giro d'affari di 5 milioni di Euro all'anno.

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La regolamentazione sulla caccia rientra prevalentemente nella competenza delle Regioni che, demolendo i pochi limiti imposti dalla legge nazionale, approvano norme spesso filovenatorie, a causa delle quali l'Italia è già stata condannata ben 5 volte dalla Corte di Giustizia europea.


  

Per cacciare si ricorre anche all'utilizzo di richiami vivi: purtroppo la "cattura di uccelli ad uso di richiamo" è consentita per legge.
Per catturare i volatili che fungeranno da richiami vivi, i cacciatori utilizzano reti ben mimetizzate lungo il tragitto e le rotte percorse dagli stormi migratori.
I volatili rimasti imprigionati dalle reti vengono sottoposti a trattamenti crudeli per indurli a cantare e ad attirare i loro simili in un'imboscata. Dal momento della cattura, gli uccellini trascorreranno tutta la loro vita rinchiusi in una gabbietta più piccola di un foglio A4, per molti mesi all'anno in cantine o stanze buie e molto fresche.
Gli impianti di cattura sono gestiti dalle Province ed impiegare lo stesso sistema da parte dei privati è illegale in quanto si tratta di attività di uccellagione.

Oltre agli uffici provinciali del settore caccia, i luoghi in cui si commerciano uccelli da richiamo sono le Fiere degli Uccelli, organizzate periodicamente in tante località. Si tratta di manifestazioni in cui non è raro che, in un circuito parallelo e illegale, si attui la vendita di specie protette, sia come richiami che come volatili da tenere in casa.

In base all' articolo 842 del codice civile, un cacciatore può invadere la proprietà privata senza che il legittimo proprietario sia in grado di opporsi. In Italia il rispetto della proprietà privata è un obbligo ma non per tutti.

Spostandoci dall'Italia, troviamo anche la piaga della caccia degli animali da pelliccia. Castoro, donnola, ermellino, faina, ghiottone, leopardo, lince, lontra, lupo, marmotta, martora, moffetta, opossum, procione, puzzola, tasso, volpe argentata, ecc. vengono catturati nel loro ambiente naturale con trappole di ogni tipo: tagliole, lacci strangolanti, reti poste all'ingresso delle tane e le speciali trappole per ermellini costituite da un'esca di grasso spalmato su un tubo metallico gelato: quando l'animale lo lecca, vi resta attaccato con la lingua.


  

Gli individui catturati con questi metodi rimangono vivi, intrappolati e sofferenti, anche per molti giorni, prima che il cacciatore venga a prelevarli. Può accadere che un animale arrivi ad amputarsi un arto, masticandolo, pur di fuggire.
Per ricavare un "normale" cappotto di pelliccia sono necessari: 12-15 linci, 10-15 lupi o coyote, 15-20 volpi, 60-80 visoni, 27-30 procioni, 10-12 castori o 60-100 scoiattoli. (Dati: Fur Free Alliance)


Dal 1986 la caccia alle balene è vietata a livello internazionale. Nonostante questo nazioni come la Norvegia, il Giappone continuano, sotto la falsa bandiera della ricerca scientifica, lo sterminio di diverse centinaia di esemplari ogni anno. E' un commercio fiorente. Gli animali, rintracciati mediante il sonar, vengono uccisi per mezzo di arpioni esplosivi che si disintegrano nel loro corpo.

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Particolarmente cruenta è l'uccisione nel nord del Canada dei cuccioli di foca dal caratteristico mantello bianco. I piccoli vengono presi a randellate e scuoiati ancora vivi, mentre il gruppo non ha la possibilità di difendere i giovani da questo attacco.

Altrettanto cruenta ed efferata per le "motivazioni" e' la caccia ai delfini nelle isole danesi Feroe.
Dopo la caccia, la maggiore causa dello sterminio di delfini e balene sono le reti dei pescherecci.
I cetacei, imprigionati nelle reti, muoiono affogati per l'impossibilità di risalire in superficie a respirare. Ogni 10 pesci catturati, 8 vengono ributtati in mare morti o agonizzanti.

  

Le tonnare nel Mediterraneo mietono ogni anno dai 2.000 ai 3.000 cetacei. Nemmeno il santuario del Mar Ligure, recentemente costituito, offre riparo dalle reti dei pescherecci.
Reti perdute, o pezzi di rete dispersi nel Mediterraneo, continuano per anni a causare la morte dei mammiferi marini. I delfini trovati morti nelle reti vengono spesso venduti a ristoranti privi di scrupoli.



Etimologia: dal greco EXÒTIKÒS "proveniente da fuori" "straniero"
Esotico = forestiero, straniero, che viene da paese estero (contrario: autoctono, indigeno, locale)
Quando ammiriamo una scimmia, un elefante, uno squalo, un delfino, un pappagallo o un'iguana nelle condizioni assolutamente innaturali della reclusione in uno zoo o dell'esibizione in un circo o in un negozio dobbiamo essere consapevoli di cosa c'è dietro, ancora di più se abbiamo intenzione di acquistare animale esotico da tenere in casa.
La cattura degli animali selvatici è quanto di più crudele si possa attuare verso degli essere viventi, che vengono privati della libertà (che dovrebbe essere un diritto inalienabile di ogni essere nato libero), vengono spediti in territori lontani in condizioni di estrema sofferenza (stipati, senza acqua o cibo, in condizioni di temperatura completamente inadeguate). Allo stress e alla debilitazione del viaggio si aggiungono quelli della detenzione presso i grossisti prima e i negozianti dopo, spesso in condizioni altrettanto inadeguate.
Dietro ad ogni animale esotico esibito o acquistato c'è una filiera di violenza commerciale che parte dalla caccia e cattura con uccisione dei genitori e/o membri del gruppo e prosegue con la detenzione e il trasporto in condizioni tremende.

Nel corso di tutto ciò molti animali muoiono di stenti, fame, sete, malattie, ferite e paura.
Le modalità di trasporto sono allucinanti, due esempi per tutte: milioni di pesci destinati agli acquari vengono chiusi in piccole buste, pappagalli ed altri uccelli sono narcotizzati e stivati in spazi angusti per essere importati, magari regolarmente.
Una volta giunti a destinazione gli animali si trovano a dover affrontare condizioni climatiche differenti e, soprattutto, un'alimentazione inadeguata. Lo stress è talmente forte che alcuni animali, prevalentemente nei circhi e negli zoo, si lasciano morire d'inedia.

  

La Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione, indicata in sigla CITES in base alle iniziali della denominazione inglese (Convention on International Trade in Endangered Species of wild fauna and flora), è un accordo internazionale tra Stati che ha come obiettivo principale la regolamentazione del commercio di piante ed animali protetti. Si applica anche ai "derivati" da lavorazioni di animali e piante, nonché ai semi, agli ovuli e allo sperma.
Tutta la normativa è orientata a porre limitazioni ed intralci (non ad abolirle) alle attività a fini di lucro e, in sostanza, la responsabilità dell'azione di salvaguardia è affidata ad ogni singolo Stato. La CITES non stabilisce criteri coercitivi super partes che obblighino a determinati comportamenti, anche se lascia ad ogni singolo paese la possibilità di porre comunque divieti di importazione.
La normativa è complessa e soddisfa poco le esigenze di tutela di tutti gli animali.
La convenzione di Washington e la normativa discendente riguardano infatti solo gli animali in via di estinzione e la protezione offerta è il controllo del loro commercio.

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La moda degli animali esotici alimenta anche un traffico sommerso gestito dalla malavita organizzata. E' un giro di parecchi milioni di euro, secondo solo al traffico di stupefacenti e di armi.
In Italia, nei mercati o in alcune aziende si possono trovare animali importati illegalmente e provvisti di documenti falsi. Perché la vendita sia valida e legale insieme all'animale devono essere consegnati il certificato di provenienza e la ricevuta fiscale. Il certificato può essere falsificato oppure provenire da un animale morto.
Oltre al commercio di animali vivi, esiste anche un fiorente commercio di prodotti ricavati da parti come la pelle, gli artigli, le corna, le zanne, parti di organi interni (estratti ghiandolari) e altro ancora. In questo caso la caccia e l'uccisione avviene con metodi particolarmente cruenti, da parte di bracconieri privi di scrupoli che devono agire nel minor tempo possibile e non sempre possono permettersi di attendere che l'animale sia morto prima di depredarlo.
Dagli ultimi dati del KWS (Kenya Wildlife Service) risulta che il livello di bracconaggio locale sta crescendo a un ritmo del 5% annuo.

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Si usa includere nella denominazione di Animali Esotici anche gli "animali da compagnia non convenzionali", come ad esempio conigli, cavie, criceti e furetti, sempre più diffusi nel nostro paese.
Il numero di questi animali è cresciuto negli ultimi anni e purtroppo esse vengono acquistati per moda o capriccio senza alcuna conoscenza delle loro necessità. La sensibilità di questi animali è sottovalutata o del tutto ignorata e subiscono maltrattamenti quali lasciarli vivere perennemente rinchiusi in minuscole gabbie o nutrirli con alimenti così inadeguati da causarne la morte.

I piccoli roditori (come ad esempio i criceti) "da compagnia" passano la vita in piccole gabbie in cui passano il tempo a cercare istericamente una via di fuga.
Persino più triste è la condizione dei rettili (sauri, serpenti e tartarughe) tenuti nei terrari, confinati in spazi ridottissimi per la sola soddisfazione di possederli ed esibirli.
Non subiscono sorte migliore gli uccelli imprigionati nelle gabbie, in particolar modo i pappagalli, intelligentissimi e dalla complessa vita sociale.

  




L'elenco delle specie degli animali da pelliccia sfruttati per l'allevamento e la "produzione" di pellicce è lunghissimo: visoni, lontre, castori, conigli, ermellini, volpi, zibellini, scoiattoli, ecc.
La vita di questi animali, nati e cresciuti in cattività, prigionieri senza scampo, è un susseguirsi di privazioni delle loro naturali esigenze.

  
  

In queste condizioni la garanzia di vita è quella minima sufficiente a procurare il prodotto finale: la pelliccia.
Gli animali-alloggiati in gabbie insopportabilmente piccole - vivono con la paura, la tensione, le malattie, parassiti e altre avversità fisiche e psicologiche, tutto per il beneficio di un'industria globale che guadagna annualmente miliardi di dollari. Le condizioni di vita spesso portano gli animali ad automutilarsi o mangiarsi tra loro come reazione al loro affollato isolamento.
I sistemi di uccisione (di 'abbattimento' nel linguaggio tecnico) sono volti al minor danneggiamento possibile del manto e non certo a non provocare sofferenza.
I visoni per esempio si sopprimono tramite soffocamento - in speciali camere a gas - con il monossido o il biossido di carbonio. La morte è lenta e provoca fitte lancinanti alle vie respiratorie. Nel caso di animali più grossi, come le volpi, si usa l'elettricità infilando elettrodi nell'ano e nella bocca.

Bordi, guarnizioni, fodere, ma anche capi interi: tantissime volte la pelliccia adoperata dall'industria dell'abbigliamento è di coniglio:economica e simile a quella di animali dal manto pregiato, come il cincillà.
La pelliccia di coniglio non è - come si tende a pensare -un semplice sottoprodotto dell'industria della carne: al mondo milioni di conigli vengono allevati anche solo per la pelliccia. Nessuno controlla gli allevamenti dei conigli, non c'è una normativa. Le poche norme generali non bastano a incidere efficacemente sulle condizioni di vita degli animali.
Un'indagine effettuata da Animal, associazione portoghese, ha rivelato aspetti sconvolgenti sulla pratica dell'allevamento in Portogallo di conigli da pelliccia , che vengono tenuti in minuscole gabbie impossibilitati a muoversi, tramortiti e quindi uccisi per sgozzamento, spesso spellati ancora vivi.

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Gli animali selvatici non vengono allevati unicamente per la loro pelliccia: particolarmente atroce il caso degli Orsi della Luna.
Nei Paesi Asiatici migliaia di orsi vivono una vita di torture negli allevamenti in cui viene estratta la loro bile, utilizzata poi dalla medicina tradizionale per farmaci e unguenti che potrebbero essere ottenuti anche usando altre sostanze vegetali.
Circa 7000 orsi asiatici sono costretti a trascorrere le loro vite con un foro nell'addome, imprigionati in gabbie piccolissime e tutto ciò è causa di terribili sofferenze sia fisica che mentali.
I metodi di estrazione della bile inoltre sono molto dolorosi, come anche il trattamento chirurgico per l'impianto di un catetere d'acciaio nell'addome.

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Gli animali, specialmente se selvatici , utilizzati nei circhi vengono completamente snaturalizzati, privati nel modo più violento delle loro esigenze biologiche ed etologiche.
Trascorrono una vita da prigionieri in pessime condizioni di detenzione, sono sottoposti a uno stress ininterrotto per i continui spostamenti, subiscono coercizioni e torture nel corso delle ore di addestramento e passano in uno stato di vero e proprio terrore i minuti dell'esibizione pubblica.
Un circo di medie dimensioni può arrivare a occupare un'area compresa tra i 3000 e i 5000 metri quadrati (roulotte, tendone e camion compresi), e ospitare fino a 120-150 animali.
In una superficie tanto esigua, è inevitabile che un grande felino viva in un contenitore metallico di tre metri quadrati, che l'elefante sia ancorato a due cortissime catene invece che avere la possibilità di muoversi nei quindici metri quadrati previsti dai parametri per il corretto mantenimento di molti degli animali.

Dietro gli esercizi dello spettacolo circense si nascondono mesi di privazioni, maltrattamenti e sofferenze.
I metodi di addestramento comportano frequenti percosse e l'assenza di acqua e cibo.
Per costringere gli elefanti ad alzarsi sulle zampe posteriori, gli viene appoggiato un ferro rovente sotto la gola. Ai felini vengono limati i denti ed estratti gli artigli in modo da renderli inoffensivi. Per piegarne la volontà prima dell'addestramento, le tigri vengono stese in terra, con le zampe strettamente legate e percosse con bastoni fino a quando si rendono conto che ogni reazione è inutile.

  

Gli stati di paura di questi animali sono spesso riconoscibili: chiunque viva con un gatto riconosce lo strisciare quasi pancia a terra del leone al comando del domatore, da felino terrorizzato, con le orecchie appiattite.

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La normativa dell'Unione Europea attribuisce al giardino zoologico un ruolo nell'ambito della conservazione delle specie e della salvaguardia della biodiversità, dell'istruzione pubblica e/o della ricerca scientifica. Si tratta quindi di una struttura scientifica e non a scopo di divertimento, anche se ciò non esclude l'esistenza di strutture basate sull'esposizione di animali: vi è inoltre una sostanziale differenza tra zoo e spettacolo viaggiante (circo), che sono oggetto di norme separate.
Nel nostro Paese questa differenza non esiste, anzi, una buona parte degli zoo è considerata "attrazione da parco di divertimento" e rientra nella normativa pertinente agli spettacoli viaggianti, anche se si tratta di strutture fisse. La lentezza con cui si è accolta la legislazione europea, i continui rinvii dei termini fissati per alcuni adempimenti, l'edulcorazione continua delle disposizioni ha comportato, nel 2007, l'apertura da parte della U.E. di una procedura di infrazione contro l'Italia per inosservanza del diritto comunitario.

Gli animali 'ospiti' di un giardino zoologico, se guardati con occhio minimamente attento, denunciano le loro condizioni di vita alienanti.
Vivono in climi spesso assai diversi da quelli del loro luogo d'origine, rinchiusi tra sbarre o costretti tra le pozze d'acqua artificiali, le rocce e gli scenari bucolici degli exibit volti a creare, nel visitatore più che nell'animale, l'illusione di habitat naturali. Per questimotivi manifestano frequentemente sintomi di alterazione del comportamento e disagi fisici vari.

      

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Una delle maggiori attrazioni dei parchi e dei giardini zoologici acquatici è rappresentata da piccoli cetacei - principalmente delfini ma anche orche - che in natura necessitano di ampi spazi aperti.
In questi luoghi di prigionia sono costretti in vasche relativamente piccole: 400 mq. per 5 esemplari, con 4,5 metri di profondità. La loro allegria è un'illusione (o una truffa?!?) in quanto i delfini non hanno muscoli facciali complessi: continuano a sembrare allegri anche quando viene loro ridotta o annullata la razione di cibo se non eseguono un esercizio.


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